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    Salvare un Principe
 

Salvare un Principe
di sweetazsugah1, 06.09.2007, 00:51



SALVARE  UN  PRINCIPE

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SALVARE UN PRINCIPE  - Di sweetazsugah – tradotto da Cuccu’ssétte e LucidaSnape  - Per i più piccoli serve un adulto – Spoiler del Settimo Libro di cui è un AU ma fino ad un certo punto: quello che viene narrato esplicitamente nel libro fa pensare alla morte di Snape, ma vengono omessi tanti dettagli che potrebbero far pensare a un esito assai diverso: non si parla di recupero della salma, né di funerale, né appare il ritratto nell’ufficio! Quindi, ben venga l’immaginazione!!!
Saving a Prince – by  Author: sweetazsugah  - Fiction Rated: K+ HPDH spoiler warning! After two days of mourning, I’ve realized that Rowling never gave any info as to what happened to Snape’s body, whether there was a funeral, or even if his portrait appeared in the head’s office. So…what really happened to our beloved Potions Master? On to the ramblings of my overactive imagination…
http://www.fanfiction.net/s/3679562/1/Saving_a_Prince

 

“Guardami…” rantolò.
Il veleno era sia intorpidente che straziante, ma riuscì a forzare quell’ultima parola fuori della gola, per pura forza di volontà.
Potter volse gli occhi verde brillante, a mandorla, su di lui: occhi che Snape adorava e detestava allo stesso tempo per un ultimo istante, cercò di mettere a fuoco il vivido verde e vide la donna ridente, dai capelli rossi, a cui entrambi appartenevano. Ma troppo presto, il mondo si sfuocò e si ritrasse dalla vista di Snape, proprio come lui si ritraeva dal mondo.

 


Snape rinvenne finendo per trovarsi in piedi in mezzo a un sentiero coperto di acciottolato. Il sentiero era deserto e l’unico rumore proveniva dal delicato sibilare della nebbia che gli turbinava attorno.
“Ma quanto ci dice, che debba lasciare una vita di sofferenze, solo per finire in un mondo che rassomiglia alla palla di cristallo della Trelawney,” sbuffò senza rivolgersi ad alcuno.
La nebbia turbinò rassicurante attorno alla sua persona. Qualche lembo dello stormo si liberò per spingerlo dolcemente lungo il sentiero di ciottoli.
Snape fece un’occhiataccia al ciuffo di nebbia tanto irritante, ma siccome non riusciva a trovare niente altro di cui occuparsi, si defilò di colpo giù per il percorso designato. Il cammino pareva infinito, e ciò dava a Snape abbondanza di tempo per riflettere sulle attuali circostanze. Era in qualche modo poco drammatico, pensò, essere capaci di raggirare il più pericoloso degli stregoni Oscuri di tutti i tempi, per quanto riguardava la sua lealtà, eppure non era riuscito a riconoscere i segnali del pericolo imminente quando era giunto alla Stamberga Strillante. Ovvio, il momento era giunto ed aveva visto la presenza del serpente, ma era stato troppo preoccupato con la necessità di allertare Harry Potter. Potter, flagello della sua esistenza, che era pure il figlio di Lily… il figlio che gli ricordava costantemente la persona che aveva amato e perduto… il ragazzo che era sopravvissuto grazie al sacrificio di Lily. Gli ultimi anni della sua vita erano stati consumati in modo ossessivo per proteggere il ragazzo turbolento, solo per essere al corrente che Potter era destinato a trovare la sua fine nella battaglia finale contro Voldemort. Tutti quegli anni di duro lavoro, tutto in preparazione del figlio di Lily per quel getto di luce verde dalla bacchetta di Voldemort! Snape si strinse addosso il mantello svolazzante, attorno al collo, al pensiero.

Le nebbie adesso diventavano più sottili, fino a che qualsiasi rimasuglio si disperse e Snape si ritrovò nella sua vecchia aula di Pozioni, così come la ricordava da studente. C’era la lavagna incantata nera su cui la pozione di James Potter una volta era esplosa. C’era il tavolo dove sempre aveva lavorato da solo, e proprio davanti, c’era il tavolo dove la preferita di Slughorn, Lily…
Snape si congelò.

“Severus…” disse la chioma rossa che lì sedeva, con gli occhi lucidi.
“Lily?” sussurrò incredulo Snape.
Nell’avvicinarsi, riconobbe non la donna adulta Lily, ma la Lily che pareva di quindici o sedici anni, che ancora non era diventata la fidanzatina di James Potter. C’era un alone di riccioli rossi scuri in cui avrebbe sempre voluto passare le mani, ma non aveva mai avuto il coraggio. Quegli occhi verdi… quegli occhi belli, a mandorla, finalmente lo guardavano dal viso che amava, non dalla faccia del nemico che aveva dovuto sopportare nei trascorsi diciassette anni.
“Grazie di aver protetto mio figlio, Severus,” sussurrò Lily.
Snape si immerse nella gratitudine che le luccicava fuori dagli occhi e si dimenò sui propri piedi, in una insolita manifestazione di disagio.
“No.. non era… Lo dovevo a te,” borbottò impacciato.
“Sapevo che c’era qualcosa di te che nascondevi al mondo,” disse placida Lily.
“Infatti, credo che quello fosse il tuo sentimento, quando mi hai sbatacchiato quel ritratto in faccia,” Snape non riuscì a trattenersi dal gridare.
Lily sospirò.
“E cosa altro avrei dovuto fare?
Non potevo rimanere la migliore amica di qualcuno che avesse appena sputato il peggiore insulto sulla mia faccia.”
"Chiesi scusa.”
“Lo so, e so che non fu facile per te, Severus.
Ma tu avevi già fatto la tua scelta. Avevi scelto altri amici, e così io avevo dovuto scegliere i miei.”
Snape lottò contro le emozioni che si stavano sollevando, il bisogno di dirle che nessun’altra aveva preso il suo posto, che nessuna lo aveva avvicinato.
“Di cerro non ho scelto i miei altri < amici >,”  scattò Snape. “Come potevo… mi preoccupavo per te, Lily! Non eri solo la migliore amica. Io.. davvero… mi preoccupavo.”

“Severus, anche io t’amavo! Ci sono stati anche momenti in cui avevo pensato che…” La voce di Lily tremolò e si spense. Poi riprese decisa. “Ma la nostra relazione non poteva continuare quando tu avevi fatto scelte che andavano contro quello che io credevo. Non potevo amarti per le tue scelte, e le tue scelte  ti hanno reso quello che sei.”
Snape adesso si sentì del tutto miserabile, come se l’avesse perduta e perduta all’infinito. Lei un tempo l’aveva amato, una volta lui le era stato davvero a cuore, ma aveva gettato via tutto quello per qualche raro momento di integrazione nella sua Casa.
“Ma questo, non significa che non abbia apprezzato tutto quello che hai fatto,” proseguì quieta Lily. “Non c’è nessuno di cui mi fidi di più, per proteggere Harry.”
“Allora…” Snape lottò per emettere quelle parole. “Allora tu mi perdoni?”
Lily sorrise.
“Ti ho perdonato molto tempo fa, Sev,” gli rivelò, dolce, recuperando il suo soprannome.
Per una delle rare volte in vita sua, Snape sentì un tepore soffonderlo, un calore che proveniva da qualche parte dentro di sé.
Lily, la sua Lily, l’aveva perdonato.
Mentre il cuore gli si gonfiava, colse filamenti di una deliziosa melodia che gli riempiva il petto senza fare domande. Sembrava provenire dalla via che aveva appena percorso, e ancora una volta, Snape sentì un irresistibile richiamo.
“Cosa –“ prese a dire.
“E’ tempo per te di andare,” disse Lily, sorridendogli triste.
“Ma sono appena arrivato!” protestò con veemenza, ma Lily tagliò corto.
“No, per te è tempo di tornare indietro.”
“Indietro?” chiese Snape, vacuo.
Non voleva andarsene, non quando s’era appena riunito alla sua Lily. Ma l’aula di Pozioni stava svanendo, insieme alla bella chioma rossa dagli occhi verdi che danzavano nelle lacrime. L’ultima cosa che sentì era la voce di lei che lo chiamava, “.. Un altro giorno, Sev…” prima che le parole si sciogliessero via.

Adesso veniva trasportato lungo la via, indietro, con tanta velocità che il mantello a malapena spazzava l’acciottolato. L’amabile canzone divenne sempre più forte… e ci fu un lampo di luce dorata… un dolore straziante al petto.. e ancora una volta, tutto fu buio.

 
Quando Snape rinvenne per la seconda volta in quella giornata, si trovò di nuovo nella Stamberga Strillante, e giaceva in una pozza del suo stesso sangue.
“Merlino !” imprecò, scansando il mantello dall’appiccicaticcio liquido.
Si incupì al grosso quantitativo di sangue che filtrava attraverso le tavole di legno del pavimento; sollevò dita incerte fino alla ferita sul collo. Eccetto, non c’era alcuna ferita. Le dita tornarono via con un liquido perlaceo. Gli occhi di Snape dardeggiarono tra la pellicola di liquido sui polpastrelli e la pozza di sangue sul pavimento, e il ricordo del canto lo colpì come un cazzotto in piena faccia.
“Fanny…” sussurrò scioccato.
Dal profondo del suo cuore, venne un cinguettio in risposte, e Snape si rese conto di non aver bisogno di una Pozione Riempi Sangue.
“Non capisco,” borbottò
.

Poi, come se le parole venissero sussurrate nella sua testa direttamente, giunse la voce di Harry Potter, “Severus Snape non era tuo. Snape era di Dumbledore, di Dumbledore fin dal momento in cui hai iniziato a perseguitare mia madre.”
“Quanto è commuovente, Potter,” sbuffò Snape, senza convinzione. “Oserei dire che è mio destino avere debiti di vita con i Potter.”

L’ultimo pezzo della frase fu contrappuntato da una smorfia irritata e un’ultima ondeggiata di mantello; Snape scese nel passaggio che lo conduceva al Platano Picchiatore con un solo pensiero in mente: raggiungere il figlio di Lily, forse per proteggerlo un’ultima volta. Si districò dall’albero con qualche difficoltà, in tempo per vedere l’arancio brillante di una nuova giornata. Mentre si avviava su per il sentiero che portava a Hogwarts, gli echi di acclamazione si fecero sempre più forti, cosa che poteva significare un solo epilogo. Si fermò come morto, con una sensazione di libertà che lo sopraffaceva.



Ce l’hai fatta, Potter
, pensò meravigliato Snape. Ti sei sacrificato per il bene del mondo. Sei davvero il figlio di tua madre. L’ammissione venne con facilità, sebbene in modo  non consapevole: era arrivato a capirlo molto tempo prima.

Mentre scrutava la nuova alba, si rese conto di essere finalmente libero. Libero dalla sua servitù a un Padrone depravato, libero dalla sua promessa a Dumbledore, e infine, libero dal senso di colpa procurato dal proprio ruolo nella morte di Lily.

Severus Snape girò le spalle alle acclamazioni. Il suo lavoro lì era concluso. Se ne andò dal castello  Hogwarts alla fine, dalla sua casa e dalla sua prigione, senza più fardelli, tanto da potersi finalmente avventurare fuori, e sperimentare tutto il buono che il mondo poteva offrirgli

 

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